Miti e Leggende
Racconti di aneddoti e leggende che circondano il mondo Harley.
Il Teschio
La leggenda del teschio Harley
Ogni tanto sul casco di qualche biker o tatuato sulla loro pelle o disegnato sulla loro moto vediamo il disegno di un teschio ... ma cosa significa questo simbolo per noi motociclisti?
Proviamo a capirlo.
Nella nostra simbologia il teschio rappresenta principalmente un amuleto di protezione contro la morte, celebrando la vita vissuta intensamente. Simboleggia anche uguaglianza, fratellanza e ribellione alle norme sociali ricordando che davanti alla morte siamo tutti uguali. La ribellione soprattutto è rappresentata con l’inizio della epopea motociclistica degli “Onepercenters” rappresentati dal simbolo 1% cucito in un rombo e dalla storia di Sonny Barger iniziata nel 1959. In sintesi, il teschio motociclistico non vuole essere solo un simbolo oscuro, ma un emblema di coraggio, anticonformismo e vita vissuta "on the road".
Le origini
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, circa mezzo milione di giovani veterani militari recentemente congedati tornarono negli Stati Uniti. I cambiamenti nella società, uniti ai ricordi degli orrori della guerra, li avevano resi, in una certa misura, disadattati, rinnegati e ribelli. Allo stesso tempo, l’esercito americano si stava sbarazzando di migliaia di motociclette Harley Davidson coinvolte nella guerra ma che ora rappresentavano un peso. Nacque così un legame tra persone e macchine indesiderate e questo legame fu vantaggioso per tutti: i motociclisti ritrovarono uno scopo nella vita e l'esercito americano non solo riuscì a vendere motociclette con profitto, ma riuscì anche a risparmiare sulle terapie per i veterani. I motociclisti al tempo inventarono una battuta: "Non vedrai mai una moto parcheggiata vicino all'ufficio di uno strizzacervelli".
Mancavano però le insegne di questa nuova sottocultura e il passato militare dei membri dei club motociclistici venne in soccorso con i simboli delle loro vecchie unità: dal Jolly Roger in poi. La svolta arrivò con i film e la televisione negli anni ’50-’70: prevalentemente i motociclisti venivano ritratti come cattivi, teppisti, ribelli e criminali che disprezzavano leggi e morali. I tipici accessori dei motociclisti sullo schermo erano giacche di pelle con patch e gioielli a forma di teschio. Così, nella mente del pubblico, i teschi divennero una caratteristica integrale dei motociclisti e chiunque volesse apparire come un motociclista adattava il proprio aspetto con oggetti a forma di teschio. Anche persone famose hanno adottato questa tendenza: Elvis, biker appassionato, aveva un anello da motociclista e Keith Richards indossa ancora oggi il suo leggendario anello d'argento a forma di teschio (una sfida al mietitore, una dichiarazione che è ancora in piedi, ancora creativo, ancora vivo alle sue condizioni, senza scuse).
Guardando la toppa o l'anello, dovremmo sempre ricordare che siamo un membro del branco e dobbiamo agire secondo le sue leggi. In generale, è un simbolo di fraternità, gioco di squadra e dedizione a tutto ciò che la cultura motociclistica personifica.
Ciò non significa che tutti i motociclisti adorino i teschi. Sei libero di indossare quello che vuoi, non quello che indossano le persone intorno a te. Nella comunità motociclistica, ognuno ha il diritto di esprimere la propria individualità a modo proprio, purché non contraddica il codice motociclistico e le regole stabilite in un particolare club o chapter. Se non ti piacciono i teschi ci sono molti altri simboli dei motociclisti.
Conclusioni
Indossato o tatuato, il teschio serve a esorcizzare la paura della morte e a ricordare che la vita è preziosa; è un riconoscimento visivo del destino. Guidare una moto è un rischio costante, indipendentemente da quanto noi siamo abili con essa e non possiamo nasconderci dal destino, non possiamo ingannarlo o corromperlo. La morte e la vita sono legate insieme e non possono esistere l'una senza l'altra. Ogni cosa ha il suo inizio e la sua fine.
Prima o poi la morte porterà con sé ognuno di noi, dobbiamo ricordarcelo, ma possiamo ritardarne l’arrivo: guidare in sicurezza e rispettare il codice della strada è importante, perchè è ancora troppo presto per andare dall'altra parte.
Dopotutto, siamo motociclisti e non fate, quindi ...
(Articolo ispirato ed elaborato da Bikerring e dal web)
Buona strada dal vostro Editor Gianni
by Gianni
Il saluto
La leggenda apocrifa del saluto tra motociclisti
Il primo saluto tra motociclisti, quello che si fa quando ci si incrocia, consiste in un segno fatto con la mano sinistra (per ovvie ragioni non con la destra!). In genere si fa tenendo le dita a V. E’ un segnale mitico nato negli anni ’70. I motociclisti sono sempre stati una casta a sé stante, una classe con un grande cameratismo e spirito di abnegazione. E il saluto è stato sempre un gesto che ha contraddistinto questa casta, nel bene o nel male.
Ma come nasce? Da una antica leggenda: pare risalga al tempo in cui i cavalieri cavalcavano ancora un solo cavallo per volta e in carne ed ossa. La leggenda narra infatti di un cavaliere solitario in sella al suo destriero da non si sà quanti giorni, che percorreva in salita un sentiero di montagna in una tranquilla giornata di sole. In alcuni tratti egli godeva nello spronare il suo cavallo per sentire il vento attraverso le fessure della sua armatura per poi rallentare e godersi i rumori del bosco che attraversava. Intanto più in alto e più in là verso l’orizzonte si scorgevano già le torri del castello dove era diretto. Al cavaliere si illuminarono gli occhi dalla gioia. Quand’ecco scorgere in lontananza ed in direzione contraria la figura di un altro cavaliere che si avvicinava anch’egli felice. Quando i due si incrociarono, quello proveniente dal castello, sollevando la mano destra e con l’indice ed il medio disposti a “V”, esclamò: “Mi spiace amico, arrivi secondo, la principessa è già venuta a letto con me!” allontanandosi quindi al galoppo…
Ecco quindi come è giunto fino a noi, cavalieri di oggi, il gesto di salutarsi con le classiche dita a “V”, poichè quello che non saluta, automaticamente impersonifica il cavalier cornuto…
(Articolo elaborato dal web)
by Gianni
La campanella
La leggenda della Guardian Bell
La leggenda vuole che un vecchio biker, in una luminosa e tranquilla notte della vigilia di Natale, nel trasportare dei doni da consegnare a dei bambini di una città lontana, si trovò a passare per una zona in cui si trovava un gruppo di spiritelli, i quali, riconoscendo il rombo della moto, si nascosero all’uscita di una curva e fecero cadere il vecchio centauro, che rimase intrappolato sotto il peso della moto. Nel riconoscere gli spiritelli malvagi, il biker afferrò alcuni dei giocattoli che trasportava e iniziò a lanciarglieli nel disperato tentativo di farli scappare; vedendo però che questi non si davano per vinti e continuavano ad avanzare, afferrò una campanella e, sperando di spaventarli, prese a suonarla più forte che poteva.
Quella stessa sera due biker, dopo una bellissima giornata di viaggio, si erano accampati lì vicino per la notte, avevano preparato i giacigli, avevano acceso un fuoco e avevano aperto un paio di birre per rilassarsi, quando, al sentire il suono della campanella, intuirono che qualcuno era in difficoltà e salirono in moto per vedere cosa stesse succedendo. Raggiunto il luogo da cui proveniva il suono, videro il motociclista disteso sul bordo della strada e gli spiritelli pronti a saltare sulla moto. Legati dal sentimento di fratellanza biker intervennero, mandandoli via e aiutando l’uomo.
Riconoscente, il motociclista si offrì di ricompensare economicamente i due che lo avevano aiutato, ma questi rifiutarono di accettare il denaro. Per non far si che il loro gesto passasse inosservato, il vecchio biker decise di attaccare con dei lacci di pelle due campanelle alle loro moto, in modo che queste potessero proteggere loro come avevano protetto lui. Le legò il più vicino possibile al suolo, in modo che i folletti potessero vederle e sentirle bene, così da sapere che quel biker era protetto da altri fratelli biker, e che quindi era meglio per loro che tessero lontani da quella moto.
È tradizione che la Guardian Bell venga regalata da un amico o una amica, possibilmente biker, e non comprata per se stessi; così oltre al suo effetto benefico, ci ricorderà sempre che c’è un amico che tiene a noi, e ci farà pensare a lui ogni volta che la guardiamo.
Ancora oggi, inoltre, deve essere legata sotto la moto, vicina all’asfalto, in modo che gli Evil Spirits of the Road ne sentano il suono e si tengano lontani.
by Gianni
H.O.G.
Un tuffo nello slang
Poco tempo fa stavo leggendo un romando di Bernard Cornwell e sono incappato in una parola che ha fatto scattare in me qualche domanda e curiosità.
Parlava di un bandito grande, grosso e grasso e riassumeva la descrizione con la parola “hog”. Vi dice nulla?
Nella lingua anglosassone “hog” identifica il maiale adulto, quello bello grosso per intenderci, e mi sono chiesto: possibile che la Harley, fondando la H.O.G. non abbia considerato la cosa? E così, acceso il computer, mi sono immerso nella rete a caccia di una storia...
Una storia che parte da lontano: all’inizio del ‘900 le moto prodotte erano tutte affusolate e di cilindrata abbastanza ridotta e anche le prime Harley non erano differenti, erano “slim” ... fino alla guerra contro il Messico quando comparvero le prime moto dalle dimensioni più grosse “large”.
Nello slang americano si iniziò a indicare queste moto grosse con il termine “hog” (I bough myself a new hog to ride) e da lì il passo fu breve per indicare prima le Harley e poi gli harleyisti, gente “always hogging their bikes”, (occhio al gioco di parole) gente che passava molto tempo sulle proprie motociclette così che nessun altro potesse usarle.
In America c’era decisamente poco traffico e, in gruppo, gli harleyisti iniziarono a viaggiare occupando tutta la carreggiata ... vi ricordate le scene di alcuni films? Così gli altri veicoli non potevano sorpassare ed ecco nascere il termine “hog the road”; il termine divenne divenne sinonimo di impadronirsi della strada e gli harleyisti divennero i dominatori della strada.
Ovviamente gli inglesi trovarono solo il valore negativo della cosa per cui i “road hog” divennero i motociclisti pericolosi, quelli che invadevano l’altra corsia, quelli che se ne fregavano di come le loro azioni potessero danneggiare altre persone.
Poi nel 1983 nasce il primo Harley Owners Group e, secondo molti, divenne naturale fare autoironia ufficializzando il nomignolo che fin dall’inizio ci identifica: H.O.G. !!!
Gran finale, per ora: da questo slang è stato influenzato persino un gioco creato per gli smartphone: Clash of Clan dove compaioni gli Hog Riders simpatici guerrieri che cavalcano veri cinghiali e fanno pochissimi danni nonostante il loro aspetto feroce.
Buona strada.
by Gianni
IL MITO DELL'OTTO
8 la palla del destino
Ogni tanto sul casco di qualche rider vediamo il disegno di una palla da biliardo con il numero 8, e proprio dal biliardo abbiamo acquisito questo simbolo.
La palla numero 8 è l’ultima ad essere mandata in buca alla fine di una partita e dai giocatori è stata battezzata anche "palla del destino" perché con lei finisce una partita e si è pronti per una nuova sfida. Conseguentemente è venuta a simboleggiare la fine di una esperienza e l’inizio di una nuova, rappresentando, per estensione, anche coloro che resistono fino alla fine, che resistono fino alla fine della partita.
Il numero 8 diventa pian piano simbolo di perseveranza e quando arriva nel mondo dei bikers diventa naturale vedere un parallelo con la resistenza e la perseveranza richieste nel motociclismo, perchè è facile pensare che con una moto c'è sempre una nuova partita da giocare e vivere!
E alla fine questo simbolo è entrato nel mondo delle Harley-Davidson, in cui ogni nuovo viaggio, ogni nuova moto e ogni nuovo amico rappresentano l'inizio di un'avventura e di una "nuova partita da giocare" ... e noi "duri a morire", siamo coloro che restano fino alla fine della partita.
Buona strada dal vostro Editor
(Articolo elaborato dal web)by Gianni
Codici
L'alfabeto delle Harley
Se vi siete rotti la testa almeno una volta cercando di capire che diavolo significano le lettere che accompagnano i nostri modelli, forse queste poche righe serviranno un poco come l’aspirina.
Premetto che la lista è sicuramente incompleta; se qualcuno mi vuole aiutare è il benvenuto. Cominciamo,
Codice:
La prima sezione delle lettere: IL MOTOREF X 1 2 0 0 S T
In ogni Harley Davidson, dal 1918, le prime due lettere del codice rappresentano il tipo di motore montato. Semplice e immediato (sono ironico).La seconda sezione numerica: CILINDRATA
- “EL” - Big Twin a valvole in testa di tipo Knucklehead
- “FL” - Big Twin nella definizione classica. Ne fanno parte la serie Panhead, Shovelhead, Evo, Twin Cam e Milwaukee-Eight
- “FX” - Big Twin montato sulle serie più compatte e sportive tipo Superglide e Dyna
- “G” - Servi-Car, ovvero tre ruote con grosso portabagagli, diffusi in USA come veicolo da lavoro
- “K” - Flathead, precursore della Sportster
- “U” - Big Twin a valvole laterali
- “V” - Revolution, ovvero quello montato sulle serie V-Rod
- “VL” - Big Twin a valvole laterali a partire dal 1930
- “WL” - Big Twin a valvole laterali per uso militare (W=War)
- “XL” - Sportster, sigla in uso dal 1952
Non sempre presente, indica la cilindrata del motore.
La terza sezione: IL TELAIO
Al codice motore segue, di solito, la cilindrata e per ultima una lettera (o una sigla corta) che identifica il tipo di telaio su cui il motore è montato.
Ad esempio: XL1200C - motore Sportster, 1200 cc di cilindrata e telaio Custom.
Poi i mattacchioni hanno iniziato a divertirsi con le varianti telaistiche, ecco la lista:Quanto sopra possiamo tradurlo in alcuni facili esempi qui di seguito...
- "A" - Modello a uso militare
- "B" – Battery start (per i primi modelli) o trasmissione a cinghia (Belt)
- "C" - Classic, Competition o Custom (dipende dal modello e dal periodo)
- "D" – Deuce o Telaio Dyna (dipende dal modello e dal periodo)
- "DG" - Disc Glide
- "E" - Electric start
- "F" – cambio a pedale (Foot Shift) quando lo standard era Hand Shift; adesso Fat Boy
- "H" - Hand shift, High Performance, Highway, Heavy Duty (dipende dal modello e dal periodo)
- "I" - Iniezione elettronica
- "L" - Low
- "LR" - Low Rider
- "N" - Nostalgia, Iron, Deluxe (dipende dal modello e dal periodo)
- "P" - versione per la polizia (Police)
- "R" - Roadster, Road King o Rubber Mount (dipende dal modello e dal periodo)
- "S" - Springer o versioni sportive
- "SC" - Springer Custom
- "ST" - Telaio Softail
- "T" - Telaio Touring
- "V" - Seventy-Two (Sportster)
- "WG" - Wide Glide
Esempi:
- "XL1200C" - SPORTSTER CUSTOM
- "XL1200L" - SPORTSTER LOW-RIDER
- "FXSTSB" - SOFTAIL BAD BOY
- "FLSTFI" - FAT BOY 15TH ANNIVERSARY EDITION
- "FXDXT" - DYNA SUPER GLIDE TOURING SPORT (T-SPORT)
- "FLHTC"/"FLHTCI" - ELECTRA GLIDE CLASSIC
by Gianni

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